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La mia Via nello Yoga e i miei Maestri

"L’incontro con lo Yoga è personale per ognuno.
Io l’ho incontrato per caso…"

in seguito a un incidente di sci, come alternativa alla palestra durante il periodo di riabilitazione, che mi procurava solo accumulo di noia e acido lattico, conosco il Maestro Vito Marchese, pioniere dello Hatha Yoga a Catanzaro. Fino ad allora dello Yoga conoscevo poco o nulla se non i superpoteri di Dhalsim, il Fachiro indiano di Street Fighter II, l’epico videogioco degli anni ’90! Durante la mia pratica, allora sporadica ma già intensa, oltre alle asana e alle sequenze imparo i benefici delle stesse e le perle di saggezza degli Yoga Sutra di Patanjalim. Il seme era stato piantato… e qualcosa dentro di me iniziava a cambiare, nel profondo. I miei passati sportivi mi facilitavano l’esecuzione degli esercizi e l’apprendimento era appassionante e veloce… forse un po’ troppo veloce. Di ritorno da un lungo soggiorno all’estero conosco Giuseppe Noto, insegnante di Iyengar Yoga, lo Hatha Yoga appreso con il metodo di Sri B.K.S. Iyengar, uno dei più noti ed influenti maestri del XX secolo, e tutto si rimette in discussione.

È tuttavia con Ottaviano Fuoco che inizio a cogliere la vera essenza dello Yoga: si dice che quando l’allievo è pronto il Guru appare… così nel momento di bisogno e di ricerca di una guida, di un Maestro, vengo in contatto con la scuola di Yoga Sùrya di Cosenza e il suo insegnante. La scintilla scatta all’istante: era il momento giusto. Il successivo incontro con uno dei Maestri di Ottaviano Glenn Ceresoli, allievo diretto di Iyengar e divulgatore dello Yoga in tutto il Mondo, è un’altra lucida folgorazione.

Come dice Iyengar “lo yoga è una luce che, una volta accesa, non potrà mai essere spenta”. Glenn rappresenta quella luce solare che, illuminando, tutto schiarisce: persino i contorni e gli angoli più bui! Anche Christian Pisano, anch’egli allievo di Iyengar e seguace dello Shivaismo non duale del Kashmir, è un notevole punto di riferimento per la mia pratica: simile a un corso d’acqua scava dolcemente e incessantemente in profondità, facendo emergere ciò che è sepolto sotto la dura roccia da tempo immemore.

Cosi come “lo Yoga è la bussola per orientarsi” (cit. Glenn Ceresoli), per me i Maestri rappresentano gli astri del firmamento per navigare su una rotta sicura, il Sole e la Luna per illuminare il giorno e la notte e vedere la realtà cosi com’è.

L'insegnamento

Inizio a insegnare subito dopo aver frequentato un corso per istruttore di Yoga promosso dal CSEN e riconosciuto dal CONI, poiché il mio insegnante dell’epoca Giuseppe Noto era partito per l’estero: mi scontro immediatamente con tutte le difficoltà del caso che vanno ben oltre la semplice conduzione di una lezione, cosa già non da poco. Capisco allora che una guida è sempre necessaria.

La mia formazione di allievo e di insegnante non si esaurisce allora, ma prosegue quotidianamente con la pratica presso il Maestro Fuoco e periodicamente ma costantemente attraverso seminari e ritiri spirituali con i Maestri Ceresoli e Pisano. I miei allievi, poi, sono meglio dei libri e anche a loro devo molto. L’umiltà, lo studio di Sé, la devozione nella pratica sono i caratteri essenziali dello yogin.

Panta Rei, la Scuola di Yoga

Lo Yoga è una metafora della vita: la pratica un sacrificio rituale che lo yogin esegue per mezzo del suo stesso corpo. Nello Yoga esiste un concetto, il Pravahah, che denota la fluidità, lo scorrere, il flusso incessante, il fluire. Un concetto che nella mia mente di matrice greca ha richiamato quello di Eraclito del Panta Rei, “tutto scorre”, tutto è impermanente, tutto muta incessantemente. Una vera e propria filosofia di vita, un modo per affrontare la stessa senza intestardirsi ostinatamente per ottenere le cose, e soprattutto un mettersi nella condizione di avvicinarsi ad esse e di attrarle in maniera fluida, non aggressiva, naturale, con la delicatezza e la forza che solo l’acqua fra gli elementi possiede. L’elemento acqua ritorna sempre nella mia vita, dal luogo in cui sono nato a quello in cui sono cresciuto e a cui ho deciso di tornare per vivere. 

La scelta di tornare in Calabria, infatti, non è casuale né di comodo, ma intenzionale: ho il desiderio di restituire a questa terra tanto vituperata un po’ della ricchezza che mi ha donato, e questo con lo Yoga che, attraverso la crescita degli individui, può significare un arricchimento del tessuto sociale. Non a caso la Scuola di Yoga “Panta Rei” sorge nel centro storico di Catanzaro, luogo sempre più abbandonato e impoverito di iniziative. Lo Yoga offre un punto di vista differente sulla realtà: questa disciplina e questa opportunità con gli altri è senz’altro un obiettivo di rispetto e, per quel che mi riguarda, una responsabilità ed un privilegio. Insomma, a tirar le somme, scusandomi per il bisticcio delle parole, proprio un sogno diventato realtà!